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"Ezekiele 25:17--- Il kammino dell'uomo timorato e' minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia kolui ke nel nome della karità e della buona volontà konduce i deboli attraverso la valle delle tenebre xkè egli e' in verità il pastore d suo fratello e il ricerkatore dei figli smarriti. E la mia giustizia kalerà sopra d loro kon grandissima vendetta e furiosissimo sdegno, su koloro ke proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome e' quello del Signore quando farò kalare la mia vendetta sopra d te..."


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"Tra considerazioni e consapevolezza io ora odio": in prosecuzione
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postato da PulpX alle ore 15:10
venerdì, 26 ottobre 2007

Ultima considerazione:
‘"
Se sei attaccato alla tua stronza vita…fatti una lastra "

 

Comunque sia, il resto della notte corse veloce come un Jacques Villeneuve dei tempi d’oro, che fior di mezza pippa! Chiunque si sia accostato, anche solo a tre km all’automobilismo (più precisamente alla F1) conosce la leggenda Villeneuve, anzi, la “febbre” Villeneuve: influenza che afflisse la bella Italia tra gli ultimi anni ’70 e i primi anni ’80. Questo pilota, Gilles Villeneuve era un tizio canadese che riusciva a far andare anche un blocco di cemento con le ruote quadre; poi fu un re Mida dei sorpassi, quelli veri, quelli che duravano e ti facevano rimanere attaccato alla tivù. Questo Gilles aveva un figlio e dato che aveva anche dello spirito umoristico lo chiamò Jacques; se qualcuno ha la compiacenza di tradurre nome e cognome nell’italico idioma, scoprirà l’omonimia con tal Dongiovanni settecentesco veneziano.

Cosa c’entra questo con il nostro racconto…un gran bel cazzo… oooh ecco la fisioterapista; ho un debole per le fisioterapiste, si, si! Belle cosce tornite che sembrano esplodere in quei fuseaux scuri, oooh… ora vi saluto con la terza mano che devo fare fisioterapia…

... 

...Che donna, perdio se non fossi (quasi del tutto) paralizzato! L’avrei presa là, tra una maschera d’ossigeno e due vecchi paralitici oh si, si sweety! La fisioterapia è un gioco al massacro, però da lei mi sarei fatto massacrare volentieri e l’avrei massacrata anch’io, visto la mancanza si sesso da ormai troppo tempo.

Mi sa che se qualcuno non si decide a mettersi con me, tra poco diverrò una specie di piccolo sacchetto di sperma pronto ad esplodere e non sarà carino, credo...dai girls, non lo volete voi, non lo voglio io, quindi...

Scherzo (neanche troppo) e continuo a dirvi che, insomma, il terzo giorno risorsi come Cristo dal sepolcro.

Oggi il mondo è mio, attendo quella gnoccolona della mia fisioterapista( inutilmente) fino alle 11, ora in cui si palesa a me un verme strisciante che sibila:

‘"Dovete prepararvi per l’ RX ‘

"A che serve? "

rispondo

‘"Diciamo che è il nullaosta per tornare a casa..."

‘"Uau"

Lo vedi: amen. È l’apoteosi e la testimonianza vivente che Dio non esiste, in lui tutto diviene scontato e volgare.

Oh si, anch’io sono volgare ma non quello che scrivo; lui riesce ad essere volgare anche quando effettua i suoi esercizi più talentuosi. Comincio a sentire puzza di merda scontata ogni volta che passa o si palesa dinanzi a me, che sub-creatura di sterco...ma ora anche lui è importante per me...quanto odio tutto questo.

Non credo di desiderare qualcosa di tanto assurdo e tanto grande e tanto impossibile: vorrei solo un cantuccio di universo dove poter continuare a scrivere, in compagnia di ella e di tutto quello che rappresenta.

Vedete, ella è fondamentale per me, è colei a cui ho scritto qualcosa di decente per la prima volta e non potrei continuare a farlo se ella si orienterà verso un’altra sponda.

Ella sta a Laura quanto io sto a Petrarca, ma non è precisamente la mia musa.

Chiunque abbia già letto qualche mia considerazione sa che la mia musa (brutale) è la sfiga...che tra l’altro è anche la protagonista di tutti i miei racconti e le mie vicende.

Ma se non ci fosse questo piccolo capolavoro di perfezione intrinseca della natura, senza di lei insomma, io non potrei neanche e non riuscirei ad affilare due concetti...eh si. È il mio piccolo centro caldo del mondo, è tepore che ti abbraccia e ti coglie con la speranza che niente è scontato o perduto o peggio...scaduto. Anche quest’odio, che solca d’inchiostro queste pagine, si affievolisce perché, semplicemente, con lei si è soddisfatti...stai semplicemente bene.

Ma torniamo all’ RX…

Sette malati cenciosi si accingevano ad effettuare 327 scalini verso la sala “RX”, anch’io ero tra loro e mi trastullavo con il cellulare descrivendo al Semtex, via sms, quanta speranza avevo di rivedere il mio paese e i miei “compagni di sbronze”; nel frattempo che il mio soggiorno alla clinica si prolungava, sembrava prolungarsi anche la voglia di scrivere. Infatti, erano usciti quei pensieri e quelle frasi random, ma soprattutto, un’ autentica mole di capitoli per quella che consideravo l’opera magna della mia collezione. Intendiamoci, a differenza dei miei precedenti racconti, questo che avete sotto gli occhi era “quagliato” e plasmato con una facilità a dir poco devastante...scusate ma è tornata la fisioterapista...fermati qua! No, saluta e se ne va, goodbye ragazza. Dicevo, aspetta che cazzo stavo dicendo? Bah, fa nulla, si nota che questo racconto si sta plasmando quando sono in convalescenza? Frega cazzo me!

Ero il secondo a fare l’ RX e quando entrai, l’ ”RX MAKER-DOCTOR” mi disse di star fermo poi, una volta effettuata la fottuta lastra, mi chiese, imperativamente, di mandare qualche altro malato cencioso a fare l’ RX. Okay stronzo! Andai da questo tizio e gli dissi:

‘"Ti attendono nella stanza sei per l’ RX ‘‘

"La sette! "

‘ Sei ‘

‘ Sette ‘

‘ Sei ‘

‘ Sette ‘

‘ Sei per dio! sturati le orecchie, imbecille! ‘

‘ Vado ‘

Era meno ottuso di quanto pensassi e lo vidi entrare nella stanza sei.

Mentre mi dirigevo, stanco e provato dal duello con l’imbecille, verso una sedia ripensai all’ottuso e dissi a me stesso perché non mi ero arreso e non l’avevo mandato precocemente affanculo nella stanza sette. Quando passai dinanzi a quella stanza ebbi la risposta:

CAMERA MORTUARIA.

Stavo cambiando...inconsciamente avevo pietà per quell’ umanità sciocca e cretina che avevo sempre odiato.

Allora, ormai avevo capito perché ero lì: polmone distaccato dalla pleura e atrofizzato dalla nascita e in più suo fratello, lavorando come un nero nei campi di cotone, si era beccato quattro bolle d’aria altrimenti definite pneumotorace.

Vi do un consiglio, ho visto troppi malati con queste cose, nei giorni che sono stato ricoverato, addirittura possono venire con uno starnuto o con un colpo di tosse non andati a buon fine...e possono uccidervi. Se siete attaccati alle vostre stronze vite fatevi, ogni tanto, una lastra.

Nell’ultimo giorno ascoltai gli Alice in Chains, finché arrivò un infermiere che mi disse:

‘ L’RX è abbastanza positivo, puoi andartene ‘.

Probabilmente gli serviva un letto, ma potevo anche sbagliarmi.

Cominciai a fare il punto della situazione mentre mi preparavo a togliere il culo da quel letto di merda.

Le persone che aspettavo in quel letto non erano venute tutte. L’anno prima ero andato a trovare più di qualche volta l’ex pusher, di qualche pagina fa, perché ci tenevo a lui ed evidentemente la cosa non era ricambiata…okay. Erano arrivati solo in pochi e quelli bastavano perché erano sempre gli stessi, ogni volta che mi servivano. Sono le uniche persone che non considero sub-creature perché, oltre ad avere (cosa fondamentale) un cervello niente male, hanno anche dei talenti nascosti che si affacciano al mondo quando il mondo ne ha bisogno. Tutti dovremmo imparare da loro perché, costoro, sono quelle realtà per cui vale la pena di sperare che madre natura non ha poi così fallito.

Mi recai verso il grande giardino dove era parcheggiata l’auto mentre i raggi del sole bastardo mi bruciavano le retine abituate al neon e mi facevano comprendere una sola cosa:

 
 ....BEH, IO ORA ODIO !

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categoria : io ora odio

postato da PulpX alle ore 16:32
lunedì, 08 ottobre 2007

Considerazione IV:
"‘La consapevolezza di non piacere neanche a Cristo"

 

Assunto quest’atteggiamento, mia madre si risollevò, non aveva motivo di fare il contrario, non mi preoccupavo io, figurarsi lei.

Una volta compreso che diavolo era un pneumotorace, mi fumai le ultime sigarette che mi toccavano. Quando spensi l’ultima lucky strike, lanciandola verso ignoti orizzonti, vidi tutto il mio credo, il mio scopo, la mia naturalezza esplodere e sciogliersi in una pozza di amare lacrime materne.

Prima di salire sull’ambulanza pregai mia sorella: "Portami almeno un foglio e una penna oppure potrei uscire di senno del tutto!"

A sirene spiegate, l’ambulanza partì verso nuovi intonsi orizzonti; l’ autista mi chiese cosa facevo nella vita e per la prima volta, dato che a questa domanda rispondevo ever  “manovale”, mi definii:

“SCRITTORE”

...che poteva significare artista-sensibile-dongiovanni oppure inutile-fancazzista-egocentrico.

La seconda che hai detto

...ma almeno ero sicuro di non possedere un’anima d’asfalto. Il tragitto verso il complesso ospedaliero fu lungo e non agiato:

lì invecchiai non poco, ho un aspetto troppo “vissuto” cazzo, non ci voleva.

Per l’ora di cena arrivai al Forlanini o Forlarini o come diavolo si chiama, almeno credo fosse l’ora di cena.

Mi succhiarono sei-sette fiale di merda vitale e mi spedirono in busta chiusa nel mio letto dove erano di stanza tre porzioni di spinaci freddi, una singola mozzarella...li odiavo entrambi così fagocitai del pane in busta. Arrivò l’omino della buonanotte, era lo stesso che aveva fatto i prelievi poco prima...non disse niente, mi piantò un siringhino sulla pancia e iniettò il contenuto; poi mi guardò, spento come si guarda un numero, un insetto, un soldato, una dafnia e proruppe:

"Alle sette vai sotto i ferri, tra poco ti porto la divisa da sala operatoria…dormi"

Categorico, imperativo, distaccato figlio di puttana.

Raramente mi capita di ricordare gli incubi o i sogni, ma, in quella notte afosa di cassa mutua romana, ricordo che una specie di cavallo infernale (cavallo non è la definizione giusta), un “dovrei disegnarvelo” insomma, mi prese su e a velocità spropositata, galoppava lungo un feretro viola con il cielo in palissandro che si chiudeva sopra di me…

...fermate l’immaginazione.

Non so perché ma non ebbi paura, mi fulminò la consapevolezza di non piacere neanche a Cristo, e se non piacevo nemmeno a dio quante possibilità avevo di piacere a quella dolcissima ninfa di cui mi ero infatuato?
Alle sette non successe nulla, l’attesa mi logorava lo scroto; fortuna che a un quarto alle otto, sei cazzabbubbuli tra infermieri, dottori, primari e studenti mi fecero indossare cuffia e vestaglino e mi portarono in sala.

Al ritmo di "I don’t want to miss a thing" by Aerosmith, mi istallarono un tubo che univa il mio polmone sinistro ad una ghirba da cinque litri mentre, probabilmente, l’umanità, il mondo, la clinica ed io ci stavamo ancora una volta sbagliando.

L’anestesia totale è come un libro di Tom Clancy: un tuffo nel nulla più assoluto. Oltre ai cinque litri mi misero l’ossigeno, il resto della giornata lo passai tra la bocca arsa e gli incubi.

Il “dovrei disegnarvelo” questa volta era fermo dinanzi a me e mi sussurrava:

"Cambierai, oh se cambierai, ti unirai a me e alla mia servitù per tutto il resto della tua breve vita"

 "GRAZIE COCCOLO"

Non ce la facevo più a reggere l’ossigeno, mi stava rincoglionendo più del dovuto. Nervoso dissi a mia madre:’

"Toglimi questa cazza di maschera…mi sta uccidendo"

ma glielo dissi con un filo di voce.

Alla sera, questi omini serpenti, che siamo abituati a chiamare infermieri,
arrivano e ci consegnano due pasticche per i dolori e gocce per dormire, li riconosco entrambi: le pasticche sono comune tachipirina (ma presto mi stupiranno), l’altro intruglio è lexodan (boh...credo)

La prima volta che presi il lexodan avevo 16 anni e lo rubavo a mia nonna come post canna. Mi facevo uno spinello (personale), poi mi scolavo mezza pinta di “single barrell” e ficcavo 25 gocce di lexodan dentro mezzo "white russian"...quando succedeva cadevo addormentato nell’ultimo posto dove avevo tentato la pozione.

Quando soffri d’insonnia questi intrugli sono la fottuta beatitudine della salvazione.

Questo gran gioco al suicidio però lasciava il tempo che trovava, presto l’insonnia tornò più potente, così mollai il colpo e tornai alla vita di sempre.

In quei due anni di piombo avevo un buon ritmo nel far cazzate e ancor migliore nel risolverle. Ero troppo ambiguo, o ero uno di quelli tranquilli o ero di quelli dannati; ma al mio ego, si sa, non piace vedere bianco o nero, lui assume un’ infinita quantità di grigi...uno stronzo insomma...

In quei giorni, però, smisi di preoccuparmi dei medicinali...passai alla cultura della natura. Cultura che tuttora ritengo giusta:

hai i sintomi dell’influenza?

Una spremuta di arancia annaffiata al rhum e l’influenza te la scordi!

Per funzionare, però, devi capire quando il tuo organismo ha certi problemi,eh!

Dicevo...ingurgitai le pasticche e inizia a spedire sms a raffica. Iniziai dal Semtex e compagna per poi passare ad un decadente GG, poi scrissi la patologia (il pneuma) a chi mi era stato vicino tra gli anni di piombo e questi di merda; alcuni di loro, addirittura, erano stati con me fin dal principio di questa cazzo di avventura(dal pronto soccorso per intenderci).

Poi tocco a lei, oddio, cosa dovevo scriverle? Che la volevo qui accanto a me, in un leccarsi di ferite vere? Sia nell’animo che nel corpo? Che volevo più lei che togliermi di torno questa fottuta sfiga?

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categoria : io ora odio

postato da PulpX alle ore 02:01
venerdì, 05 ottobre 2007

Considerazione III:
"Dal canto mio…io odio"


Il Pronto Soccorso è fatiscente, nauseante e puzzolente come merda e sangue. Entro come codice giallo e noto che teoricamente sono in pericolo di vita; inizio ad innervosirmi sul serio perché non capisco che cazz’ ho, però, per non far preoccupare mia madre, mantengo la solita aria distaccata e picchiatella: funziona sempre.

Passano le ore e finisce il codice rosso, il che vuol dire che ora tocca a me, infatti la tabella suddivide le emergenze dalla più importante alla meno, così: rosso-giallo-verde-bianco. Quindi, mi fanno fare su e giù per la fatiscente struttura, tra stanze con macchinari più o meno tecnologici, cercando di capire che diavolo di patologia può avere un ventiduenne non ansioso, in ottima salute (in apparenza), mai ricoverato, mai lamentato, un po’ troppo magro, troppo tranquillo. In questi frangenti il dolore un po’ s’acuisce e un po’ sparisce; fumo, porca puttana zozza, quanto fumo! L’infermiere, (l’ennesimo e con l’ennesimo complesso di inferiorità verso i chirurghi), mi dice che probabilmente sono affetto da “be-bop gastrite” o qualcosa del genere e che quindi non potrò ne più bere, ne fumare.


Scaraventatemi dal sesto piano, please.

Poi aggiunge che si può convivere con quel malanno, anche lui ne è affetto eppure…

tagliatemi la cappella e inseritela tra i McMenù, non ne ho più bisogno, grazie.

Fortunatamente (o sfortunatamente) tra ECG e analisi varie non risulta niente, la prova fatidica la darà la lastra. Se anche la lastra sarà negativa ritirerò il referto e tornerò a casuccia.

Gusto il momento, lo assaporo, è pura vita e linfa e alba primaverile che mi inondano e mi attraversano e rendono tutto più limpido, più sincero. Faccio la lastra e aspetto il referto. Passano due ore prima che un inserviente si degna di dirci che il referto è già stato spedito dal cardiologo; torniamo dal cardiologo e chiedo il mio cazzo di referto che voglio tornare a casa, mi risponde lampante:

‘"Mi dispiace, lei verrà ricoverato. Dalla lastra risulta un pneumotorace che potrebbe gravare sulla sua salute. Abbiamo fatto già domanda per il trasferimento, l’ambulanza arriverà fra poco, si prepari."

A mia madre spuntavano i "lacrimoni", il mondo mi cadeva ancora una volta addosso; così decisi di rientrare ancora una volta negli odiosi panni distaccati e picchiatelli.

Qualche tempo fa, scoprii che più i miei coetanei facevano i depressi, i maledetti, gli effeminati, i fascisti, i "modaioli" o quelli di tendenza, insomma, più si nascondevano tra la massa e più riuscivano a risultare ganzi, fichi, coatti, truzzi...chiamateli come volete.

Dal canto mio…io odio!

 

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categoria : io ora odio

postato da PulpX alle ore 01:19
mercoledì, 03 ottobre 2007

Considerazione II:
‘"Non notare mai il lato giusto della questione "


 Ecco lei, ohi, ohi, volevo dirglielo, volevo assicurarglielo, ero pronto a farle capire che non mi interessa il suo corpo, la sua faccia, quello che rappresentava; a me bastava che mi promettesse di non cambiare mai e di non arrendersi a questa umanità spregevole che merita una morte violenta e cattiva...comprendo di non essere molto simpatico.

Dio quanto mi manca, mi è mancata, mi mancherà. Io sono così: ho un’unica paura, ho paura dei miei sentimenti e se qualcosa o qualcuno mi piace veramente nego, nego, nego fino alla morte...comprendo di non essere molto furbo.

Dicevo, tornato a casa provai a cenare ma senza troppi risultati...era fatta...l’indomani dovevo a tutti i costi vuotare il sacco con il medico e lo feci, cristo se lo feci!

Il dottore mi consegnò un’unica impegnativa per la A. S. L.


VISITA CARDIOLOGICA-ELETTROCARDIOGRAMMA
URGENTE.


Rosichi, rosichi, rosichi, cristo quanto rosichi! E ti innervosisci come un cavallo selvaggio perché hai 22 anni e non hai mai fatto una vita a ingerire sterco chimico come gli altri, no! Ti piace il tabacco e la marijuana, ma ti piacciono come ti piacciono la mortadella e la pizza, non per distruggerti e forse, proprio per questo, ti verranno tolti perché sei l’unico imbecille che aveva notato il lato giusto della questione.

Il nostro è un dio malvagio e vendicativo e flagella solo chi è consapevole, solo gli individui senzienti. Io mi tiro fuori, io sono ateo.

(Perché in fondo questi "credi" sono tutte fregnacce).

Andiamo avanti, mi reco alla usl o asl o ausl o come cazzolavoletechiamare, e queste tipe raccomandate dalla cappella del mio pisello mi fanno, leggendo l’impegnativa:

‘"Mi scusi signor X ma il dottore non c’è, ripassi lunedì ’"
…come per dire:

’"Sono un’incapace e preferisco che lei muoia su questo tappeto piuttosto che prendere una sgridata dal capoufficio a cui dovrò poi, per forza, fare sei bocchini per non perdere il posto ".

Annuisco dicendo:

"Grazie brutta troia"

e volo verso la fiestona che (strapazzata a dovere) non ne vuole sapere di accendersi. Al quinto tentativo ce la faccio, carico mia madre a casa e volo a 18 km verso il Pronto Soccorso.

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postato da PulpX alle ore 15:26
giovedì, 27 settembre 2007

Introduzione
‘"A ciascuno il suo"’

 Non bisogna dar per scontato la nostra vita, un giorno hai una stretta al cuore poi ti passa…prendi la tua auto, metti la prima, la seconda e via verso il bar più vicino.

Sei seduto mentre ti gusti la tua lucky strike, l’hai sempre fumata così, come se fosse l’ultima, non ti sei mai chiesto se fosse veramente l’ultima, o meglio, non ti è mai fregato un cazzo! Tiravi a fumare, così come veniva, compravi il ventone al lunedì mattina e a tarda sera era vuoto e avanti così di routine in routine… in secula seculorum… e invece no! Una mattina può capitare che non ti svegli più perché nessun medico del nuovo millennio ti ha detto che sei soggetto dalla nascita di un pneumo torace (che più o meno è una bolla d’aria che comprime il tuo polmone sulla cassa toracica)… se ti dice culo. Se ti dice sfiga il tuo polmone è più piccolo di suo fratello ed è leggermente distaccato dalla sua pleura e le bolle d’aria diventano quattro.

E pensare che nei miei polmoni credevo passasse solo fumo e invece!

Prima considerazione :
‘"L’importante è l’orgasmo...così dicono "

 Tutto è iniziato uno stano mercoledì pomeriggio; la settimana di manovalanza era iniziata peggio delle altre perché mi sentivo alquanto stanco.

Era un giugno terribilmente caldo, un giugno da inferno; per cercare refrigerio qualcuno si infilava addirittura nei vapoforni.Noi ditta, si lavorava in un cantiere che per la nostra risma era un autentico “paradiso”. Era la casa della donna di un mio ex pusher.

Questo ex pusher era un diavolo con i pannoloni d’angelo, biondo, alto ed effeminato…come un modello di biancheria intima Gucci; ma quando lo conoscevi capivi subito che tipo era: un accattivante imbecille che si nascondeva tra vita vissuta e fregnacce new age, alla fine per lui l’importante era l’orgasmo in qualunque forma o aspetto.

Ah, si, io lavoravo a casa della sua pischella, detta anche “il culo più bello del paese”, purtroppo, dal canto mio il valore del suo culo precipitava inesorabilmente ogni volta che prendeva in corpo la ciccia del ganzo biondo.

I giorni trascorrevano infelici e inutili e la donzella dal cervello fino non voleva saperne di elargirci almeno un caffè, così, passato qualche dì, glielo chiesi volgarmente e senza alcun rispetto: una cosa é certa, se lavori all’interno di un cantiere abitato raramente capita che i così detti “padroni” non ti offrono nemmeno un caffè.

Quello che mi dava fastidio era che i padroni li conoscevo benissimo e loro conoscevano me. Perciò mi domandavo: da dove nasceva quella indifferenza? Perché facevano finta di non riconoscermi? Lo capii solo qualche tempo dopo.

Prima di tornare alla manovalanza ebbi un periodo di stanca sia letteraria che lavorativa e in quel periodo mi accorsi di numerosi acciacchi, che fino a quel momento non si erano mai palesati. Scendevo i vari scollinamenti del paese e le gambe non reggevano in maniera standard, lancinanti dolori notturni ai fianchi, etc.

Purtroppo con la perdita del mestiere del mio vecchio dovetti tornare alla manovalanza ed esordii praticamente in “casa” della pischella dal “bel culo che lo prendeva”.

Un giorno idiota di un mese statico, mentre il mio cuore iniziava ad infatuarsi dell’ennesima anima fragile, il mio torace si squartava facendomi scoprire un novizio dolore materiale. Cazzo, era da togliere il fiato sia quell’angelo dai capelli corvini che quel dolore senza scampo ne sosta. Mi piegai sulle ginocchia, in gloria, per la morte che forse stava giungendo e perché mi arrivava, come un’ abbraccio caloroso, la consapevolezza che per quella piccola dea “carillon” valeva la pena innamorarsi, forse.

Il mio corpo, purtroppo, era in balia di qualcos’altro. Non avevo mai avuto fortuna col gentil sesso, quindi non mi facevo speranza e non volevo niente. Un uomo che non vuole niente è invincibile.

Il mio collega mi vide e mi disse di farla finita con quella sceneggiata, gli dissi: ‘scusa compagno ’ e caddi a terra. Mi alzò e mi chiese se doveva portarmi al pronto soccorso.

‘Io al pronto soccorso non ci entrerò mai! Neanche se fosse l’ultimo posto decontaminato sulla faccia di una terra atomica ’, dissi.

Mi rialzai e continuai a lavorare stringendo i denti e pensando all’eterea piccola di cui mi ero infatuato. Ad ogni mazzettata sentivo l’arto sinistro scomparire nel nulla per poi riapparire con accettate e tremolii all’altezza del gomito.

Finalmente arrivarono le ore di “stacco” e il collega mi accompagnò nella mia umile dimora. Giunto lì, rifiutai categoricamente il caffè di cui andavo pazzo.

Inizia a preoccuparmi… già che non riuscivo a fumare mi aveva innervosito non poco, ogni tirata corrispondeva ad una stilettata ai polmoni…tiravo avanti con l’idea: ‘poi passa ’. Mi “sbracai” al suolo come un cadavere qual’ero e provai a respirare con più calma e più a tempo…niente. Era tutto inutile. Non mi rimaneva che chiamare il medico.

Il medico! Il medico ne sa quanto te ma in compenso possiede uno studio elegante e veste elegante. Le sue teorie sono come quelle degli sciamani ma non usa per curare “primitive droghe” ma “futuribili medicine”. Scoprii in quel frangente che il dottore era di riposo quel giorno, quindi lo prendevo nel culo e dovevo tirare a campare in quelle condizioni.

Per farmi una doccia rischiai di svenire e soffocare in tre occasioni consecutive ma mia sorella, sospettando qualcosa, mi teneva sveglio e attivo. Mi vestii e presi la fiestona che buona, buona mi portava all’altro studio medico. Lì, in un tripudio di aria di sufficienza, mi diagnosticarono una ‘ conge-insolazione’…mi tranquillizzai; in fondo una congestione sapevo gestirla, altrettanto una insolazione.


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