Ultima considerazione:
‘"Se sei attaccato alla tua stronza vita…fatti una lastra "
Comunque sia, il resto della notte corse veloce come un Jacques Villeneuve dei tempi d’oro, che fior di mezza pippa! Chiunque si sia accostato, anche solo a tre km all’automobilismo (più precisamente alla F1) conosce la leggenda Villeneuve, anzi, la “febbre” Villeneuve: influenza che afflisse la bella Italia tra gli ultimi anni ’70 e i primi anni ’80. Questo pilota, Gilles Villeneuve era un tizio canadese che riusciva a far andare anche un blocco di cemento con le ruote quadre; poi fu un re Mida dei sorpassi, quelli veri, quelli che duravano e ti facevano rimanere attaccato alla tivù. Questo Gilles aveva un figlio e dato che aveva anche dello spirito umoristico lo chiamò Jacques; se qualcuno ha la compiacenza di tradurre nome e cognome nell’italico idioma, scoprirà l’omonimia con tal Dongiovanni settecentesco veneziano.
Cosa c’entra questo con il nostro racconto…un gran bel cazzo… oooh ecco la fisioterapista; ho un debole per le fisioterapiste, si, si! Belle cosce tornite che sembrano esplodere in quei fuseaux scuri, oooh… ora vi saluto con la terza mano che devo fare fisioterapia…
...Che donna, perdio se non fossi (quasi del tutto) paralizzato! L’avrei presa là, tra una maschera d’ossigeno e due vecchi paralitici oh si, si sweety! La fisioterapia è un gioco al massacro, però da lei mi sarei fatto massacrare volentieri e l’avrei massacrata anch’io, visto la mancanza si sesso da ormai troppo tempo.
Mi sa che se qualcuno non si decide a mettersi con me, tra poco diverrò una specie di piccolo sacchetto di sperma pronto ad esplodere e non sarà carino, credo...dai girls, non lo volete voi, non lo voglio io, quindi...
Scherzo (neanche troppo) e continuo a dirvi che, insomma, il terzo giorno risorsi come Cristo dal sepolcro.
Oggi il mondo è mio, attendo quella gnoccolona della mia fisioterapista( inutilmente) fino alle 11, ora in cui si palesa a me un verme strisciante che sibila:
‘"Dovete prepararvi per l’ RX ‘
"A che serve? "
rispondo
‘"Diciamo che è il nullaosta per tornare a casa..."
‘"Uau"
Lo vedi: amen. È l’apoteosi e la testimonianza vivente che Dio non esiste, in lui tutto diviene scontato e volgare.
Oh si, anch’io sono volgare ma non quello che scrivo; lui riesce ad essere volgare anche quando effettua i suoi esercizi più talentuosi. Comincio a sentire puzza di merda scontata ogni volta che passa o si palesa dinanzi a me, che sub-creatura di sterco...ma ora anche lui è importante per me...quanto odio tutto questo.
Non credo di desiderare qualcosa di tanto assurdo e tanto grande e tanto impossibile: vorrei solo un cantuccio di universo dove poter continuare a scrivere, in compagnia di ella e di tutto quello che rappresenta.
Vedete, ella è fondamentale per me, è colei a cui ho scritto qualcosa di decente per la prima volta e non potrei continuare a farlo se ella si orienterà verso un’altra sponda.
Ella sta a Laura quanto io sto a Petrarca, ma non è precisamente la mia musa.
Chiunque abbia già letto qualche mia considerazione sa che la mia musa (brutale) è la sfiga...che tra l’altro è anche la protagonista di tutti i miei racconti e le mie vicende.
Ma se non ci fosse questo piccolo capolavoro di perfezione intrinseca della natura, senza di lei insomma, io non potrei neanche e non riuscirei ad affilare due concetti...eh si. È il mio piccolo centro caldo del mondo, è tepore che ti abbraccia e ti coglie con la speranza che niente è scontato o perduto o peggio...scaduto. Anche quest’odio, che solca d’inchiostro queste pagine, si affievolisce perché, semplicemente, con lei si è soddisfatti...stai semplicemente bene.
Ma torniamo all’ RX…
Sette malati cenciosi si accingevano ad effettuare 327 scalini verso la sala “RX”, anch’io ero tra loro e mi trastullavo con il cellulare descrivendo al Semtex, via sms, quanta speranza avevo di rivedere il mio paese e i miei “compagni di sbronze”; nel frattempo che il mio soggiorno alla clinica si prolungava, sembrava prolungarsi anche la voglia di scrivere. Infatti, erano usciti quei pensieri e quelle frasi random, ma soprattutto, un’ autentica mole di capitoli per quella che consideravo l’opera magna della mia collezione. Intendiamoci, a differenza dei miei precedenti racconti, questo che avete sotto gli occhi era “quagliato” e plasmato con una facilità a dir poco devastante...scusate ma è tornata la fisioterapista...fermati qua! No, saluta e se ne va, goodbye ragazza. Dicevo, aspetta che cazzo stavo dicendo? Bah, fa nulla, si nota che questo racconto si sta plasmando quando sono in convalescenza? Frega cazzo me!
Ero il secondo a fare l’ RX e quando entrai, l’ ”RX MAKER-DOCTOR” mi disse di star fermo poi, una volta effettuata la fottuta lastra, mi chiese, imperativamente, di mandare qualche altro malato cencioso a fare l’ RX. Okay stronzo! Andai da questo tizio e gli dissi:
‘"Ti attendono nella stanza sei per l’ RX ‘‘
"La sette! "
‘ Sei ‘
‘ Sette ‘
‘ Sei ‘
‘ Sette ‘
‘ Sei per dio! sturati le orecchie, imbecille! ‘
‘ Vado ‘
Era meno ottuso di quanto pensassi e lo vidi entrare nella stanza sei.
Mentre mi dirigevo, stanco e provato dal duello con l’imbecille, verso una sedia ripensai all’ottuso e dissi a me stesso perché non mi ero arreso e non l’avevo mandato precocemente affanculo nella stanza sette. Quando passai dinanzi a quella stanza ebbi la risposta:
CAMERA MORTUARIA.
Stavo cambiando...inconsciamente avevo pietà per quell’ umanità sciocca e cretina che avevo sempre odiato.
Allora, ormai avevo capito perché ero lì: polmone distaccato dalla pleura e atrofizzato dalla nascita e in più suo fratello, lavorando come un nero nei campi di cotone, si era beccato quattro bolle d’aria altrimenti definite pneumotorace.
Vi do un consiglio, ho visto troppi malati con queste cose, nei giorni che sono stato ricoverato, addirittura possono venire con uno starnuto o con un colpo di tosse non andati a buon fine...e possono uccidervi. Se siete attaccati alle vostre stronze vite fatevi, ogni tanto, una lastra.
Nell’ultimo giorno ascoltai gli Alice in Chains, finché arrivò un infermiere che mi disse:
‘ L’RX è abbastanza positivo, puoi andartene ‘.
Probabilmente gli serviva un letto, ma potevo anche sbagliarmi.
Cominciai a fare il punto della situazione mentre mi preparavo a togliere il culo da quel letto di merda.
Le persone che aspettavo in quel letto non erano venute tutte. L’anno prima ero andato a trovare più di qualche volta l’ex pusher, di qualche pagina fa, perché ci tenevo a lui ed evidentemente la cosa non era ricambiata…okay. Erano arrivati solo in pochi e quelli bastavano perché erano sempre gli stessi, ogni volta che mi servivano. Sono le uniche persone che non considero sub-creature perché, oltre ad avere (cosa fondamentale) un cervello niente male, hanno anche dei talenti nascosti che si affacciano al mondo quando il mondo ne ha bisogno. Tutti dovremmo imparare da loro perché, costoro, sono quelle realtà per cui vale la pena di sperare che madre natura non ha poi così fallito.
Mi recai verso il grande giardino dove era parcheggiata l’auto mentre i raggi del sole bastardo mi bruciavano le retine abituate al neon e mi facevano comprendere una sola cosa:
....BEH, IO ORA ODIO !
