Introduzione
‘"A ciascuno il suo"’
Sei seduto mentre ti gusti la tua lucky strike, l’hai sempre fumata così, come se fosse l’ultima, non ti sei mai chiesto se fosse veramente l’ultima, o meglio, non ti è mai fregato un cazzo! Tiravi a fumare, così come veniva, compravi il ventone al lunedì mattina e a tarda sera era vuoto e avanti così di routine in routine… in secula seculorum… e invece no! Una mattina può capitare che non ti svegli più perché nessun medico del nuovo millennio ti ha detto che sei soggetto dalla nascita di un pneumo torace (che più o meno è una bolla d’aria che comprime il tuo polmone sulla cassa toracica)… se ti dice culo. Se ti dice sfiga il tuo polmone è più piccolo di suo fratello ed è leggermente distaccato dalla sua pleura e le bolle d’aria diventano quattro.
E pensare che nei miei polmoni credevo passasse solo fumo e invece!
Prima considerazione :
‘"L’importante è l’orgasmo...così dicono "
Era un giugno terribilmente caldo, un giugno da inferno; per cercare refrigerio qualcuno si infilava addirittura nei vapoforni.Noi ditta, si lavorava in un cantiere che per la nostra risma era un autentico “paradiso”. Era la casa della donna di un mio ex pusher.
Questo ex pusher era un diavolo con i pannoloni d’angelo, biondo, alto ed effeminato…come un modello di biancheria intima Gucci; ma quando lo conoscevi capivi subito che tipo era: un accattivante imbecille che si nascondeva tra vita vissuta e fregnacce new age, alla fine per lui l’importante era l’orgasmo in qualunque forma o aspetto.
Ah, si, io lavoravo a casa della sua pischella, detta anche “il culo più bello del paese”, purtroppo, dal canto mio il valore del suo culo precipitava inesorabilmente ogni volta che prendeva in corpo la ciccia del ganzo biondo.
I giorni trascorrevano infelici e inutili e la donzella dal cervello fino non voleva saperne di elargirci almeno un caffè, così, passato qualche dì, glielo chiesi volgarmente e senza alcun rispetto: una cosa é certa, se lavori all’interno di un cantiere abitato raramente capita che i così detti “padroni” non ti offrono nemmeno un caffè.
Quello che mi dava fastidio era che i padroni li conoscevo benissimo e loro conoscevano me. Perciò mi domandavo: da dove nasceva quella indifferenza? Perché facevano finta di non riconoscermi? Lo capii solo qualche tempo dopo.
Prima di tornare alla manovalanza ebbi un periodo di stanca sia letteraria che lavorativa e in quel periodo mi accorsi di numerosi acciacchi, che fino a quel momento non si erano mai palesati. Scendevo i vari scollinamenti del paese e le gambe non reggevano in maniera standard, lancinanti dolori notturni ai fianchi, etc.
Purtroppo con la perdita del mestiere del mio vecchio dovetti tornare alla manovalanza ed esordii praticamente in “casa” della pischella dal “bel culo che lo prendeva”.
Un giorno idiota di un mese statico, mentre il mio cuore iniziava ad infatuarsi dell’ennesima anima fragile, il mio torace si squartava facendomi scoprire un novizio dolore materiale. Cazzo, era da togliere il fiato sia quell’angelo dai capelli corvini che quel dolore senza scampo ne sosta. Mi piegai sulle ginocchia, in gloria, per la morte che forse stava giungendo e perché mi arrivava, come un’ abbraccio caloroso, la consapevolezza che per quella piccola dea “carillon” valeva la pena innamorarsi, forse.
Il mio corpo, purtroppo, era in balia di qualcos’altro. Non avevo mai avuto fortuna col gentil sesso, quindi non mi facevo speranza e non volevo niente. Un uomo che non vuole niente è invincibile.
Il mio collega mi vide e mi disse di farla finita con quella sceneggiata, gli dissi: ‘scusa compagno ’ e caddi a terra. Mi alzò e mi chiese se doveva portarmi al pronto soccorso.
‘Io al pronto soccorso non ci entrerò mai! Neanche se fosse l’ultimo posto decontaminato sulla faccia di una terra atomica ’, dissi.
Mi rialzai e continuai a lavorare stringendo i denti e pensando all’eterea piccola di cui mi ero infatuato. Ad ogni mazzettata sentivo l’arto sinistro scomparire nel nulla per poi riapparire con accettate e tremolii all’altezza del gomito.
Finalmente arrivarono le ore di “stacco” e il collega mi accompagnò nella mia umile dimora. Giunto lì, rifiutai categoricamente il caffè di cui andavo pazzo.
Inizia a preoccuparmi… già che non riuscivo a fumare mi aveva innervosito non poco, ogni tirata corrispondeva ad una stilettata ai polmoni…tiravo avanti con l’idea: ‘poi passa ’. Mi “sbracai” al suolo come un cadavere qual’ero e provai a respirare con più calma e più a tempo…niente. Era tutto inutile. Non mi rimaneva che chiamare il medico.
Il medico! Il medico ne sa quanto te ma in compenso possiede uno studio elegante e veste elegante. Le sue teorie sono come quelle degli sciamani ma non usa per curare “primitive droghe” ma “futuribili medicine”. Scoprii in quel frangente che il dottore era di riposo quel giorno, quindi lo prendevo nel culo e dovevo tirare a campare in quelle condizioni.
Per farmi una doccia rischiai di svenire e soffocare in tre occasioni consecutive ma mia sorella, sospettando qualcosa, mi teneva sveglio e attivo. Mi vestii e presi la fiestona che buona, buona mi portava all’altro studio medico. Lì, in un tripudio di aria di sufficienza, mi diagnosticarono una ‘ conge-insolazione’…mi tranquillizzai; in fondo una congestione sapevo gestirla, altrettanto una insolazione.
SOLO
questa sera potrebbe nascondere il mio dolore.
Potrebbe coprire il mio cuore ormai gelido
e celarlo agli occhi della gente,
sempre pronta a parlare ma mai ad ascoltare.
Tu, chissà dove sei, avrai già riscoperto la freschezza della primavera,
lasciando invece in me nessuna speranza di rivedere il sole.
Quel sole, ormai troppo debole, non riuscirà a svegliare quel mio cuore,
che come un bocciolo sorpreso dalla fredda rugiada,
non darà mai più i suoi frutti!
By I.M.
Sestina "rimpiantosa"?!
(19-08-2007)
A Num che non è mai giunto:
in ferie io ho sol rimpianto
xkè con egli volea divertimento.
E' mio fratello ed è mio incanto.
Oggi che io son rincasato
questo ritorno gli è dedicato.
A MIA MADRE
Tu, raggio di sole intramontabile, di allegria pieno;
Tu, mano pronta a carezzevoli gesti di madre e decisi gesti di donna.
Quanta stanchezza in te… a volte dolore,
forse dubbi e incomprensioni tra noi.
Adesso mi accorgo che il tempo sta passando inesorabile
Ma tu resti e resterai…
La vita che io difenderò,
La vita che io solleverò dal dolore,
La vita per la quale io combatterò.
Perché la vita che tu hai è la stessa vita che io ho.
Perché la vita che io ho è la tua vita che mi dai!
By I.M.
Ode alla Snai
(08-09-2007)
Vorrei scrivere un pò di versi come il "Cecco"
che mi sento di dir che è un pò il mio maestro ecco
e come lui aveva tre vizi e più d' un talento
io faccio al massimo tre cazzate e poi son spento.
La prima è quella di non aver troppa ispirazione
ma quando non la ho scrivo del mio "vizione".
Stasera durante la partita anch'io dirò la "messa"
sperando sulla mia "multipla a quota fissa"
La seconda arriva a palinsesto ormai concluso
quando ti accorgi che tutto il quattrino è stato speso
E ripensando all' adrenalina che provoca la Snai
ti domanderai: "senza soldi, domani, come farai?"
La terza si palesa quand'è tutto ormai scaduto
e pensi che la tua vita valga più di un pò di sputo
e bevi "per dimenticar" tre-quattro rum
sperando che l'universo prima o poi faccia "boom!"
BAMBINO MIO
Un grande fuoco, cenere e polvere;
tra sudore e lacrime continui a faticare.
Tieniti tutto dentro, infiniti brividi di dolore,
silenzio, nemmeno un lamento;
mentre le tue piccole mani tremano.
I tuoi occhi così grandi, bambino mio, guardano fuori
la luce di un sole che non ti può illuminare.
Non crescerai, bambino mio, perchè c’è chi continuerà
a mettere il peso del mondo tra le tue mani.
Le cose belle del mondo le fai tu, bambino mio,
ma non darai mai calci a quel pallone, su un prato di fiori.
Non ho la possibilità di poterti salvare, bambino mio,
qualcuno ce l’ha, ma non lo farà, bambino mio.
La tua vita, per loro, ha un prezzo.
Bambino mio, quello che conta per loro è la ricchezza,
e li disprezzo.
MISCIA
coperte dagli spari, là fuori.
Miscia…le tue lacrime scendono veloci e continue sulle tue guance
e brillano alla luce dei razzi, là fuori.
Miscia…il tuo corpo trema su quel letto,
come la terra straziata dalle bombe, là fuori.
Miscia…ancora un attimo e sentirai il gemito di tuo figlio,
nato in questa notte di guerra, là fuori.
Miscia…stringilo forte a te, bacialo, amalo, insegna a lui la pace.
Perché un uomo non è chi combatte con la forza delle armi,
ma chi lo fa sognando, piangendo e urlando;
chi lo fa fermandosi, anche solo un istante,a guardare meravigliato il sole!
UN ATTIMO DI TE
E’ stato un attimo di te,
mentre tutto correva veloce intorno a noi.
E’ bastato chiudere gli occhi un istante
per sentire l’eternità, infinita questa vita mia.
Ma in un attimo di te niente resta, hai portato la mia anima
dove cielo e terra si uniscono per morire nell’orizzonte.
Tenue luce nella stanza di notte
che penetra dalla finestra, da un mondo esterno
che vive la notte.
Alberi che si muovono al vento questa notte;
macchine fredde dopo il calore di corpi
che si sono amati di notte.
Io la conosco e ho conosciuto la notte,
nel caldo del mio letto c’eri tu, quante volte!
Le lenzuola sfiorano la mia pelle,
ma sono troppo fredde per riuscire a cullarmi questa notte.
E penso… se eri qui, forse, ci amavamo senza paura e pudore;
saremmo stati felici e non solo per una notte.
By I.M.
sole che l’alba accenderà,
occhi che il tuo cuore aprirà,
un respiro intenso che ti sveglierà.
Non lasciare mai la tua vita,
corri e sorridi di follia.
By I.M.
Erminio Ottone
(17-07-2006)IL MARE SCONOSCIUTO
Ho navigato per troppo tempo
un mare a me sconosciuto,
un mare color nero della notte
mosso e vivo come gli alberi al vento.
Non ho avuto paura di spiegare le mie vele
e sentire la tua bianca schiuma sbattere su di me.
Un mare che per me è vita, un mare grande e lontano;
eppure adesso sento il bisogno di salpare
e lasciare che la nave del mio cuore affondi in te,
vinto dalla tempesta del mio amore per te!
By I.M.